Perché le mieloproliferative croniche sono neoplasie?
di Antonella Barone
Nel booklet di presentazione del convegno MPN Horizon tenutosi a Marrakesh lo scorso ottobre c’è una pagina introduttiva dal titolo “Are MPN cancer?” Sono cancri?
Il fatto che da quella che da noi è stata assimilata come una certezza fosse presentata con un punto interrogativo ha acceso qualche curiosità anzi, per meglio dire, qualche speranza.
Il testo ricorda che nel 2008 la World Health Organization (WHO) cambiò la definizione di queste malattie da disordini mieloproliferativi in neoplasie mieloproloferative per chiarire che si tratta di patologie clonali.
In tal modo si sono classificate esplicitamente la Trombocitemia essenziale (TE), la policitemia vera (PV) e la Mielofibrosi (MF) come neoplasie maligne del sistema emopoietico.
“Dal 2022 la WHO ha sottolineato che il comportamento e la prognosi sono eterogenei: si tratta di andamento cronico, indolente (soprattutto nella trombocitemia). Vi sono, tuttavia casi in cui l’evoluzione può essere più rapida verso la mielofibrosi e la leucemia.
Che sia o meno classificata come cancro non influisce sulla malattia o sui suoi effetti. È solo una categorizzazione che copre un range di disturbi dai più lievi e controllabili nlla maggior parte dei casi, a quelli più seri”.
La classificazione in neoplasie comporta dei vantaggi?
Dopo il testo passa a descrivere i vantaggi che i pazienti possono ottenere dalla classificazione come “cancri”. Il fatto è che per la maggior parte i “fortunati” a beneficiare di questa definizione si trovano tutti in paesi dove il servizio sanitario non è pubblico ma farmaci, visite e persino risarcimenti legati alle assicurazioni sulla vita sono erogati dalle assicurazioni.
In Italia, al contrario, le assicurazioni ci sono precluse e, trattandosi di neoplasie ancora incurabili, anche il diritto all’oblio non può essere invocato nemmeno casi per esempio in cui la malattia è per molti anni stabile.
Poiché prima del 2008 i pazienti americani che avevano mieloproliferative avevano difficoltà a ottenere coperture e la definizione di cancro ha agevolato rimborsi assicurativi, si è diffusa la teoria che le assicurazioni avessero esercitato pressioni nel ridefinire le MPN.
in realtà questa tesi è stata smentita da fonti autorevoli: nessun documento OMS o letteratura scientifica sostiene che le assicurazioni americane abbiano esercitato questo ruolo (sorge una domanda che in quanto spontanea non esplicito). A conferma di questa totale indipendenza dalla pressione delle grandi assicurazioni (diffuse non solo in USA ma in molti altri Paesi)viene anche riportato il fatto che già nel 2001 ovvero prima della scoperta dei cloni coinvolti ( MPN, JAK e CARL)l’OMS riteneva fosse utile ridefinirle da “disordini” a “neoplasie”
Beneficiamo invece tutti del fatto che la MPN definita neoplasia viene presa più seriamente dai medici e, speriamo, anche dalla ricerca.
Non conta come viene definita- prosegue l’articolo – tanto la malattia è la stessa.
Insomma,mi si perdoni la citazione molto pop, i pazienti con MPN “chiamali come vuoi, io li chiamo soltanto eroi…”