Le neoplasie mieloproliferative
Alessandro Inzoli, ematologo Ospedale Maggiore ASST Crema
Le Neoplasie Mieloproliferative sono una famiglia di tumori rari del midollo osseo dovute alla trasformazione tumorale della cellula staminale del midollo osseo.
La radice verbale “mielo” (da cui il nome di neoplasie mieloproliferative) indica proprio l’origine di queste malattie all’interno del midollo osseo. Dalla cellula staminale midollare (detta cellula staminale emopoietica) nascono e si sviluppano tutte le cellule circolanti del sangue: i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine.
Le neoplasie mieloproliferative sono malattie ad andamento cronico. Il termine “cronico” sta a indicare che, nella maggior parte dei casi, il decorso di queste malattie può essere lento, tanto che per molti soggetti l’attesa di vita non differisce significativamente da quella della popolazione generale. In queste malattie si ha una proliferazione (crescita) eccessiva delle cellule ematiche. Quindi possiamo avere una malattia che genera troppi globuli bianchi chiamata “Leucemia Mieloide Cronica” una malattia che genera troppi globuli rossi, chiamata “Policitemia Vera” e una malattia che genera troppe piastrine, chiamata “Trombocitemia Essenziale”.
Infine, si può avere una malattia in cui si ha una produzione e un deposito eccessivo di fibre nel midollo osseo detta “Mielofibrosi”. A sua volta la mielofibrosi può essere “primaria” (ovvero senza causa nota) o secondaria (come evoluzione dalla Policitemia Vera o dalla Trombocitemia Essenziale). All’interno di questa famiglia di patologie viene poi effettuata una ulteriore distinzione. La Leucemia mieloide cronica (LMC) è caratterizzata da un cromosoma marcatore specifico chiamato Cromosoma Philadelphia, mentre le altre che non hanno questo cromosoma, la Policitemia vera (PV), la Trombocitemia essenziale (TE) e la Mielofibrosi (MF), primaria o secondaria, vengono definite Malattie Mieloproliferative “Philadelphia negative” (MMP Ph-)
L’AIPAMM aiuta la ricerca e i pazienti affetti dalle Malattie Mieloproliferative croniche Philadelphia Negative. Di queste sole si descriveranno le caratteristiche principali.
Nella pratica medica comune, le malattie mieloproliferative vengono in genere sospettate quando si eseguono esami del sangue di routine, tra cui l’esame emocromocitometrico che può mostrare appunto un eccesso di globuli rossi o di piastrine (e anche di globuli bianchi ma questi ultimi in misura nettamente minore che nella leucemia mieloide cronica). In seguito al sospetto, per avere la conferma che si tratti di una malattia mieloproliferativa, occorre cercare alcuni marcatori molecolari specifici.
Il primo che è stato scoperto è la mutazione di un gene, chiamato JAK 2 che si trova sul cromosoma 9. La presenza della mutazione di JAK 2, che va cercata con un semplice prelievo di sangue, conferma la presenza di una malattia mieloproliferativa. Qualora questa mutazione sia assente ma il medico continui a sospettare una malattia mieloproliferativa, verrà cercata la presenza di altre mutazioni: la mutazione del gene della Calreticulina (CALR) e quella del gene MPL. Anche la presenza di una di queste mutazioni potrà confermare la diagnosi. Il passo diagnostico successivo è la biopsia osteomidollare che, osservata al microscopio dallo specialista anatomo-patologo, permette di definire da quale delle tre malattie mieloproliferative è affetto il paziente.
- Policitemia Vera
La parola “policitemia” significa letteralmente “tanti globuli rossi” (detti anche eritrociti). I globuli rossi sono quelle cellule del sangue che hanno la funzione di trasportare l’ossigeno. Per questo contengono l’emoglobina, una proteina che trasporta l’ossigeno dai polmoni ai tessuti periferici. La policitemia è una malattia ad evoluzione molto lenta, che porta ad una crescita incontrollata e quindi eccessiva dei globuli rossi (eritrociti). L’eccesso di globuli rossi causa un aumento della viscosità del sangue che predispone il paziente alla formazione di coaguli spontanei che a livello arterioso possono causare eventi ischemici (infarto al miocardio, ictus cerebrale e altri) e a livello venoso eventi trombotici (trombosi venose ed embolia polmonare).
Il trattamento di questa malattia prevede pertanto misure che riducano il rischio di eventi ischemici e/o trombotici come l’effettuazione dei salassi, che riducono l’eccesso di globuli rossi, e l’uso di farmaci antiaggreganti che riducono la possibilità di coagulazione del sangue. I globuli rossi possono anche essere ridotti tramite l’uso di farmaci, tra cui il principale è ancora oggi l’idrossiurea (più conosciuta con il suo nome commerciale come Onco Carbide). Nuovi farmaci come il Ruxolitinib e l’interferone sono oggi indicati per i pazienti che non tollerano l’Onco Carbide o per i quali la stessa non è indicata. - Trombocitemia Essenziale
La trombocitemia essenziale è una malattia caratterizzata da un aumento eccessivo del numero di piastrine. Queste sono le cellule che intervengono per prime nella coagulazione del sangue. Pertanto, anche questa malattia è caratterizzata da un aumento del rischio ischemico e/o trombotico. Il trattamento segue gli stessi principi del trattamento della Policitemia Vera. Per questa malattia non può però essere utilizzato il Ruxolitinib. - Mielofibrosi
Poiché il Memorial Mazzini è dedicato ad un paziente deceduto per questa patologia, un’altra pagina di questo libretto è dedicata ad un focus particolare su questa malattia e ad essa si rimanda per gli approfondimenti.