50°EBMT

AIPAMM al 50° congresso EBMT di Glasgow

Si è tenuto dal 14 al 17 aprile 2024 il 50° meeting di EBMT (European society for Blood and Marrow Transplantation) rete collaborativa di professionisti nel campo del trapianto di cellule staminali ematopoietiche, della terapia genica e della terapia cellulare, a livello europeo.
L’EBMT conta più di 7.000 membri in oltre 70 paesi e dal 1974 si avvale del Registro EBMT il cui scopo principale è fornire un pool di dati ai ricercatori per eseguire studi e valutare le nuove tendenze. Si pensi che fino al 2023 il Registro ha acquisito i dati relativi ad oltre 700.000 trapianti nonché dati su quasi 5.000 pazienti che hanno ricevuto terapia con cellule CAR T. Tutto grazie alla segnalazione da parte dei centri affiliati.

Oltre a medici, infermieri, psicologi, data manager ed altri professionisti, di EBMT fanno parte anche gruppi di pazienti che hanno celebrato la diciottesima giornata del Paziente, della Famiglia e del Donatore. Quest’anno AIPAMM ha scelto di essere presente con una nostra socia ricercatrice, Valentina Biagioli. L’attenzione dei pazienti è volta alle informazioni pre-trapianto, alla prevenzione e gestione della graft acuta e cronica, al follow-up post-trapianto anche oltre i primi 100 giorni, alla comunicazione medico-paziente, ed al supporto psicosociale. Inoltre, si sottolinea l’importanza di integrare i dati sull’esperienza del paziente per migliorare la qualità delle cure.
Nello specifico delle malattie mieloproliferative, secondo i dati presentati al congresso, benché in aumento, ancora solo il 5% dei trapianti allogenici effettuati riguarda i pazienti con mielofibrosi. L’austriaco Nico Gagelmann ha dedicato un interessante studio alla specificità del trapianto allogenico nella mielofibrosi, mettendo in luce anche nuove conoscenze che lasciano sperare in un miglioramento nei risultati futuri. Si è parlato di sopravvivenza anche in caso di recidiva il cui rischio è di circa 10-30% a 5 anni, l’importanza di misurare la carica allelica con PCR dopo il trapianto perché predittiva di recidiva, i buoni risultati ottenuti con l’infusione di linfociti del donatore post-trapianto, un migliore esito del trapianto per i pazienti Carl positivi mentre un peggior esito per chi ha la mutazione ASXL1 o TP53. È stato anche affrontato il tema del trattamento della splenomegalia che, in alcuni casi, può essere irradiata due giorni prima del trapianto con dosi ridotte. Inoltre, Gagelmann ha sottolineato l’importanza di andare al trapianto prima di perdere la risposta a ruxolitinib, farmaco che, ritiene, come altri JAK-inibitori, andrebbe continuato fino a 4 giorni dopo l’attecchimento, perché associato a minore incidenza di graft e a precoce chimerismo.
Sono stati presentati studi anche dai centri italiani, quali Bergamo, Milano e Roma Policlinico Gemelli. Quest’ultimo, rappresentato dal gruppo di Andrea Bacigalupo (che è stato presidente di EBMT nel 2000) con Filippo Frioni, ha illustrato una ricerca sui fattori predittivi della sopravvivenza post-trapianto in 96 pazienti con mielofibrosi. Questi pazienti hanno ricevuto prevalentemente un regime di condizionamento ad intensità ridotta (due giorni di busulfano) ed una profilassi post-trapianto con ciclofosfamide. Sono stati identificati sia fattori di rischio molecolare (mutazione TP53), che associati al trapianto (infusione di un numero ridotto di cd34+). In particolare, l’infusione di meno di 5 per 106/Kg cellule avrebbe un impatto negativo sulla sopravvivenza dei pazienti.